A morte il welfare, viva il welfare!

Il modello sociale europeo non è più sostenibile. Mario Draghi ha parlato chiaro ed è andato al cuore del problema. Non ci sono solo i debiti sovrani. L’austerità non è una condanna imposta dai mercati, dice il presidente della Banca centrale europea, bensì una inevitabile conseguenza della fine ormai consumata del modello socialdemocratico. Se ne parla da decenni, ma la generazione dei baby boomers stenta a capirlo (in Italia più che altrove), perché lo ha spremuto al massimo, fino al punto da farsi trasformare dai suoi (dis)valori.
10 AGO 20
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Il modello sociale europeo non è più sostenibile. Mario Draghi ha parlato chiaro ed è andato al cuore del problema. Non ci sono solo i debiti sovrani. L’austerità non è una condanna imposta dai mercati, dice il presidente della Banca centrale europea, bensì una inevitabile conseguenza della fine ormai consumata del modello socialdemocratico. Se ne parla da decenni, ma la generazione dei baby boomers stenta a capirlo (in Italia più che altrove), perché lo ha spremuto al massimo, fino al punto da farsi trasformare dai suoi (dis)valori.

La globalizzazione ha chiarito senza ombra di dubbio che in Europa non possiamo più permetterci di pagare la gente per non lavorare, e ha fatto emergere il guasto prodotto dall’assistenzialismo e dalla sua ideologia. Chi difende lo status quo sostiene che il welfare equivale al diritto di cittadinanza. La Repubblica fondata sul lavoro si trasforma nella Repubblica fondata sull’assistenza (garantita e intoccabile) della quale il lavoro diventa variabile dipendente. La stessa Costituzione viene cambiata, di fatto, alle radici.

Anche gli Stati Uniti hanno un welfare diffuso: secondo l’Ocse, zio Sam spende in rapporto al prodotto interno lordo il 25 per cento, più della Svezia e dell’Italia e poco meno della Germania e della Francia. Solo che i benefici non vengono gestiti direttamente da apparati burocratici pubblici, bensì sono erogati in gran parte sotto forma di incentivi e deduzioni fiscali.

Beninteso, il sistema americano non è affatto esente da contraddizioni, come abbiamo visto nel caso dei mutui subprime, ma garantisce maggiore efficienza e soprattutto mantiene il rapporto con il lavoro. Quando c’è la ripresa, gli Stati Uniti tendono verso la (quasi) piena occupazione, mentre in Europa chi esce dal mercato del lavoro finisce per non rientrarci più (l’Italia è l’esempio più eclatante). Questa contraddizione ha spinto i paesi dove più diffuso è stato il welfare universalistico (Scandinavia e Olanda) a un ripensamento profondo del quale fa parte la flexsecurity. Non oggi, ma negli anni Novanta; e anche per questo stanno superando meglio la crisi. Ecco la questione chiave per affrontare la quale non servono solo tagli, ma riforme strutturali all’insegna della flessibilità, della modernizzazione e della responsabilità.